ALLENATORI EFFICACI: spunti di gestione dello stress

Tempo fa ho condiviso un post sulla mia pagina Facebook, post legato ad un interessante articolo trovato su internet, tema dell’articolo: allenatori e gestione dello stress.

Nell’articolo, che vi invito a leggere se masticate l’inglese, si raccontano un po’ di vicende interessanti legate allo stress che affligge i coach della NBA:

  • Luke Walton (allenatore Los Angeles Lakers) ha strutturato un percorso di benessere per lui e per il suo staff. L’incoraggiamento di Walton per sé e per il suo staff è quello di stare bene fisicamente, mentalmente ed emotivamente.

 

  • Steve Kerr (allenatore dei campioni in carica, Golden State Warriors) ha contattato Steve Clifford (attuale allenatore Orlando Magic) dopo che entrambi hanno trascorso del tempo lontano dai campi a causa di forti mal di testa e altri sintomi di malessere. Steve Kerr ad oggi esegue regolarmente yoga ed esercizi di stretching. Steve Clifford sta monitorando la sua salute e seguendo un percorso personale per il proprio benessere fisico e mentale.

 

  • La scorsa stagione Tyron Lue (ex allenatore dei Cleveland Cavaliers) ha dovuto essere seguito mentalmente e fisicamente per dei problemi legati all’ansia.

 

  • Doc Rivers (allenatore Los Angeles Clippers) svolge con il terapista della squadra sedute sul suo corpo e consulta uno specialista per il sonno.

 

  • Terry Stotts (allenatore Portland Trail Blazers) segue un’ alimentazione particolare e fa esercizi quotidianamente.

Ad oggi l’associazione allenatori della NBA sta ponendo sempre più attenzione alla salute ed al benessere della figura del coach e del coaching staff (i quali, attualmente, ricevono una newsletter ricca di spunti legati al benessere, giusto per essere tenuti informati). Ma non voglio parlare ora di come funziona la NBA e fare un confronto tra Europa ed America.

Vorrei invece invece osservare la tematica che tutti gli allenatori condividono: la gestione dello stress e di sé stessi.

PREMESSE

  • Il ruolo di allenatore è un ruolo di guida, gestione e cura degli altri. L’allenatore, in qualità di guida, è a disposizione di atleti (a seconda delle età), colleghi, società e famiglie, prendendosi cura di questi vari aspetti (tecnico, fisico, educativo, comunicativo, relazionale, ecc…) con una buona dose di responsabilità rispetto a ciò che accade (risultati delle competizioni compresi ovviamente).

 

  • Gli allenatori investono molto impegno nel cercare di far crescere, migliorare e mettere atleti ed atlete nelle condizioni di avere delle prestazioni ottimali. Questa massiccia dose di impegno e di decisioni da prendere non sempre, ovviamente, trova corrispondenza nei risultati e/o nell’accordo di altre persone (gli atleti stessi, la dirigenza, le famiglie, la stampa). Tutto ciò, alla lunga, può portare un po’  di “montagne russe emotive” e a del nervosismo.

 

  • Gli allenatori sono persone. Che siate allenatori NBA che stanno svegli tutta la notte a studiare tattiche per le partite successive o a rispondere alle domande della stampa o che siate un allenatore di settore giovanile che finisce un turno di lavoro molto pesante e si ricava, tra famiglia ed altro, il tempo per andare ad insegnare uno sport a dei/delle ragazzi/e una cosa è sicura: siete persone che lo stress lo vivono. C’è molta fatica emotiva, anche perché gli allenatori dilettanti o di settore giovanile non sono esenti (purtroppo) da pressioni per i risultati che ottengono, esattamente come ai professionisti.

L’allenatore, insomma, è una posizione sotto i riflettori dove c’è tanta volontà nell’aiutare gli altri, compito difficilissimo per il quale non basta la volontà a garanzia di riuscita o di assenza di problemi e difficoltà da gestire.

 

GLI STRESSORS DELL’ALLENATORE

Ma quali possono essere gli elementi che incidono sui livelli di stress (detti anche stressors) di un allenatore?

La tensione di una partita o di una competizione molto equilibrata

Le incomprensioni e discussioni con gli atleti

La gestione dell’insuccesso

La rabbia per un errore

Le ingerenze di società e genitori

Le discussioni con gli atleti

La mediazione tra atleti che discutono

La gestione di atleti che durante la prestazione vanno in difficoltà

La tensione che ci si porta da lavoro, da casa…

…e tante altre cose ancora che, se non prese in carico ed affrontate, possono entrare in palestra/piscina/campo/ecc… con il coach, rischiando poi di farlo esplodere.

Che si tratti di dilettantismo o professionismo, di senior o di under, lo stress per l’allenatore esiste.

Lo stress come fenomeno non è per forza dannoso, esiste infatti anche lo stress che attiva le nostre risorse (chiamato eu-stress) ed anche un livello di tensione che è necessario per performare al meglio, molto dipende da come noi ci approcciamo all’evento stressante che sta accadendo e dal nostro punto di vista. Infatti ci sono situazioni che noi percepiamo stressanti, ma altri no, a dimostrazione di come il primo passo della gestione sia proprio un percorso di conoscenza di sé stessi.

Senza addentrarci troppo nella tematica teorica dello stress (sulla quale comunque sono disponibile a rispondere alle vostre domande), mi preme passare un messaggio che traspare nell’articolo che ho condiviso:

 

IL POTERE DELLA CONSAPEVOLEZZA

“Prevenire è meglio che curare” dice il detto, ecco quindi che il primo grande vero passo di gestione dello stress e conoscere cosa in me provoca stress.  Prendere consapevolezza di cosa e quali situazioni ci provocano stress è un piccolo ma grande passo verso il prendersi cura di sé, aspetto fondamentale se si vuole essere in grado di prendersi cura anche degli altri.

Quali situazioni mi mettono tensione?

In quali momenti mi capita di avvertire tensione e stress a livello mentale o fisico?

In quale modo si manifesta lo stress dentro di me?

Cosa posso fare per prevenire o arrivare pronto a questa piuttosto che a quella situazione?

Cosa mi aiuta a calmarmi o a riprendermi dopo un momento di tensione?

Queste sono solo alcune utili domande da porsi in un’ottica di consapevolezza, per scoprire quello che è funzionale per noi e per le nostre tensioni, diverse da quelle degli altri. Non ci sono ricette uguali per tutti, anche i coach NBA usano strumenti diversi come avete potuto leggere (yoga, alimentazione, terapisti, medici del sonno, ecc…).

Come posso infatti pensare di gestire delle persone se fatico a gestire me stesso?

Ovviamente non possiamo sempre prevedere tutto (anche perché fare questo lavoro di preparazione potrebbe risultare molto stressante, ahinoi) e lo sport ci insegna che gli imprevisti accadono, anche in questi casi la consapevolezza aiuta.

Prendersi cura di un evento o un fattore stressante nel momento in cui si presenta ci permette di rientrare subito in noi. Molte volte, invece, si accumulano eventi stressanti pensando “me ne occupo dopo” fino ad arrivare all’ultima e famosa fatidica goccia che ci fa “sbroccare”.

Per poter fare questo lavoro tanto passa dall’ascolto che dedico a me stesso, ai miei pensieri, alle mie emozioni e anche ai miei “mal di pancia” (e non solo) che sono quei sintomi fisiologici dello stress.

Che cosa sento nel mio corpo quando mi sento stressato?

Quale emozioni sto provando?

Come faccio ad esprimere quello che sto provando in una maniera efficace?

Cosa mi aiuta a calmarmi?

 

CONCLUSIONI

Quello che stanno facendo gli allenatori NBA è proprio allenarsi a conoscersi, lo racconta molto bene nell’articolo Doc Rivers

“Ci stiamo provando. Ci stiamo provando e ne siamo consapevoli” (parola che non dovrebbe suonarvi nuova a questo punto) “Non credo che siamo bravi in questo (cioè gestire lo stress e la tensione).”

Quando ci si prende cura degli altri è facile dimenticarsi di sé, dimenticandosi però anche che così facendo è più difficile lavorare proprio con le persone che ci stanno a cuore in quel momento.

Allenare è spesso considerata un’attività mentale, ma come abbiamo visto vi sono molte ripercussioni anche fisiche che lo stress, in quanto fenomeno psico-fisico, generato dall’essere coach comporta.

Diventare consapevoli che prendersi cura di noi è importante per prendersi cura degli altri e diventare guide e leader più efficaci, oltre che per diventare allenatori migliori. Si tratta di un passo di consapevolezza fondamentale a tutti i livelli (amatoriali o professionistici) che si può fare anche attraverso l’aiuto di uno Psicologo. Arrivare al campo tesi per questioni lavorative (anche quando proprio il campo è il mio lavoro) presenta un’esigenza comune sempre più fondamentale: diventare bravi nel gestire quella tensione, per noi e anche per gli altri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *