Impresa Leicester: Ranieri, Leadership e “senno di poi”

È da poco terminata la Premier League e tutti (tranne i fan del Tottenham) siamo un po’ tifosi del Leicester. Chi per amore di uno sport che supera gli investimenti economici, chi per spirito nazionale vista l’impronta decisiva di Claudio Ranieri in questa impresa, chi per i guadagni delle scommesse derivanti da questa vittoria. Insomma, indipendentemente dalla motivazione, tutti in questo momento stiamo parlando del fenomeno Leicester e di questa incredibile, meravigliosa vittoria.

Mister Ranieri è stato in grado di tirare fuori il meglio da ognuno dei suoi atleti, ha creato una squadra unita partendo da un gruppo di persone dalle esperienze più disparate. Questa squadra è andata avanti unita nelle numerose vittorie  e nelle sconfitte, nei momenti di esaltazione ed in quelli di difficoltà. Ora come ora, Ranieri viene portato ad esempio di Leader vincente e di successo, nonostante più persone, nei vari momenti della sua lunga carriera, abbiano mostrato molto scetticismo rispetto alle sue capacità di guida e di condottiero.

 

ANEDDOTI DI UN LEADER

Eccovi alcuni aneddoti sulla stagione del Leicester:

  • Ranieri racconta di aver visto subito nei giocatori da lui allenati delle grandi qualità. Queste caratteristiche lo fecero pensare che la squadra potesse puntare più in alto della solo salvezza.

 

  • James Vardy è stato ammonito da Ranieri riguardo a suoi certi comportamenti fuori dal campo (legati all’abuso di alcolici) ad inizio stagione, arrivando a minacciare l’attaccante di escluderlo dalla squadra.

 

  • Ranieri promise che se la squadra avesse vinto una partita, avrebbe offerto la pizza a tutta la squadra. Vinta questa partita i giocatori arrivarono in pizzeria scoprendo che la pizza avrebbero dovuto cucinarsela da soli.

 

LEADERSHIP E SENNO DI POI

Ora tutti quanti noi leggiamo gli aneddoti appena raccontati e pensiamo che siano dei colpi di genio assoluti, delle strategie di un leader provetto, in grado di valorizzare, guidare ed ispirare le persone.

Il senno di poi rischia tuttavia di giocarci un brutto tiro.

Numerosi sono infatti gli allenatori che, nei contesti più disparati, utilizzano strategie di leadership o tecniche di team building, magari senza raggiungere l’obiettivo che si erano prefissati.

Mi chiedo, per esempio, se avrei scritto quegli aneddoti nell’eventualità in cui il Leicester non avesse vinto il titolo inglese o se staremo parlando di Ranieri in questi termini nel caso in i Foxes avessero lottato per una salvezza stentata.

Troppe volte associamo la leadership ai risultati. La realtà, per chi vive direttamente e quotidianamente in contesti sportivi, è molto diversa.

 

LEADERSHIP E FALSI MITI

  • Innanzitutto è importante capire che la Leadership è  un processo che si costruisce nel tempo. Non si tratta di una caratteristica innata. In quanto processo è passibile di tentativi ed errori.

 

  • In secondo luogo la Leadership è un continuo adattamento legato al contesto, alle risorse e alle difficoltà di uno specifico momento. Essere leader non è utilizzare sempre lo stesso stile, in ambito aziendale si parla, non a caso, di Leadership Situazionale.

 

  • Leadership è influenza, non solo comando. Le persone guidate da un buon Leader non si sentono costrette a svolgere determinate mansioni, ma sono coinvolte attivamente nel processo che permette di raggiungere un obiettivo. Questo coinvolgimento fa si che le persone abbiano una forte motivazione intrinseca che li mette nelle condizioni di dare più del 100% in quello che fanno.

In quest’ottica un Leader non è una persona che comanda a bacchetta, ma qualcuno che:

  • riconosce le potenzialità degli altri
  • valorizza queste potenzialità
  • orienta le potenzialità di questo gruppo verso un obiettivo comune
  • si mette in secondo piano rispetto all’obiettivo comune
  • sostiene il gruppo nei momenti di difficoltà
  • crea relazione con le persone che compongono un gruppo
  • da fiducia, crea fiducia
  • adatta le sue conoscenze e competenze alla situazione in cui si trova
  • accetta i risultati, lavorando per il miglioramento

CONCLUSIONI

Gli stili di leadership sono tantissimi, le tecniche per esercitarla altrettante. In un contesto complesso come quello di chi ha a che fare con le persone quello che fa la differenza è capire che non esiste una ricetta predefinita per essere dei buoni Leader.

Anzi, essere un Leader efficace significa proprio mettersi in gioco, sperimentare il proprio stile e le proprie tecniche analizzando il momento e facendo/dicendo quello che serve al gruppo, piuttosto che a sé stessi.

Ultimo, ma non ultimo in ordine di importanza, essere un Leader significa ispirare le persone, indipendentemente dai risultati. Troppo spesso, invece di guardare la coesione di un gruppo, la sua determinazione ed il modo in cui reagisce alle difficoltà, ci facciamo condizionare dal punteggio finale.

Troppo spesso, nel giudicare un allenatore, ci facciamo fuorviare dal risultato nell’immediato, senza valutare la sua capacità di gestire e di relazionarci con gli atleti che allena. Guardando i risultati, per esempio, Massimiliano Allegri avrebbe dovuto essere licenziato a pochi mesi dall’inizio del campionato.

Proprio come l’apparenza, quindi, anche la Leadership rischia di ingannare.

Un buon Leader, proprio come Ranieri, è consapevole anche di questo!

Congratulazioni Mister

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