ATTIVI AL PUNTO GIUSTO: consapevolezza e preparazione alla gara

Nel 2009 la nostra connazionale e tuffatrice Tania Cagnotto dichiarò

“contano solo la forza che hai nelle gambe per la spinta e la forza che hai nella testa per la concentrazione”.

A queste parole l’atleta aggiunse che, per la sua concentrazione

“mi faccio seguire da uno psicologo dello sport che mi insegna tecniche di rilassamento prima di una gara”.

Facciamo ora un salto, o meglio ancora un tuffo, in avanti ai giorni nostri. 18 maggio 2016, Gregorio Paltrinieri vince i 1500 stile libero agli Europei, con un tempo pazzesco (14’34”, secondo tempo ogni epoca dietro Sun Yang). A fine gara, l’atleta azzurro dichiara:

“io ho bisogno di queste atmosfere, di attivarmi in batteria, di stare in mezzo ai campioni stranieri”.

Nonostante abbiano in comune l’acqua, tuffi e stile libero sono specialità mentalmente molto diverse, con caratteristiche specifiche.  Sport o specialità differenti hanno quindi bisogno di una preparazione mentale specifica, legata alle sue caratteristiche (es. gara veloce, gara di resistenza, ecc…).

In tutto questa varietà va calato l’atleta, con le sue peculiarità caratteriali e di individuo unico ed irripetibile.

 

ESIGENZE DIVERSE

Paltrinieri, come abbiamo visto, sembra aver bisogno di un certo senso della sfida per attivarsi, mentre Tania Cagnotto sente il bisogno di rilassarsi.

Paltrinieri, inoltre, afferma anche che non bisogna essere troppo attivi, ma attivi al punto giusto e a tal proposito racconta di quando

“a Riccione stavo meglio fisicamente ma mi sono bruciato da solo, ho sbagliato per troppa voglia di dimostrare chi sono”.

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Ogni atleta ha, quindi, bisogno di cercare di raggiungere il proprio stato ottimale di benessere, di arrivare in quella particolare condizione di essere, sempre citando Paltronieri, “libero di testa”. La ricetta per arrivarci è scritta dentro ognuno di noi, è un qualcosa da scoprire all’interno di un viaggio dentro sé stessi. C’è chi ha bisogno di gasarsi, chi invece ha bisogno di chiudersi, chi è molto attivo e chiacchierone e chi invece diventa una maschera di concentrazione.

 

CONSAPEVOLEZZA E SUPERSTIZIONE

Facciamo un distinguo importante, come disse Eraclito “Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume”, le cose cambiano e noi stessi possiamo essere diversi da gara a gara, da allenamento ad allenamento.

In certe gare, per esempio, possiamo arrivare molto tranquilli, avendo bisogno di attivarci. In altre, viceversa, arriviamo tesi e nervosi, col bisogno di concentrarsi e rilassarsi.

Conoscersi può portarci a costruire delle routine di riscaldamento/attivazione molto precise ma che, all’occorrenza possano essere cambiate a seconda delle proprie esigenze di quel momento specifico.

Questa è un sottile, ma fondamentale, distinzione tra consapevolezza di sé e rituali.

La consapevolezza mette nelle condizioni di ascoltarsi, percepirsi e scegliere ciò che, in quel momento è meglio per sé. Da questa consapevolezza possono nascere rituali in grado di concretizzare le nostre scelte.

 

FOCALIZZARSI VERSO L’INTERNO

In un’intervista alla Gazzetta, Paltrinieri ci racconta quello che può sembrare il segreto della consapevolezza:

“Non devo pensare agli altri, ma focalizzarmi su me stesso”.
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Per conoscersi, per essere più consapevoli, è importantissimo mettersi in ascolto di sé stessi e farsi domande, all’apparenza, anche molto semplici come per esempio:

  • come mi sento? (teso, rilassato, iperattivo, nervoso, ecc…)
  • cosa sento? (mal di pancia, forza, energia, tensione in qualche punto particolare)
  • dove, nel mio corpo, ho delle sensazioni particolari?
  • cosa sto provando? (emozioni: gioia, tensione, paura, rabbia, ecc…)
  • quali pensieri mi attraversano la mente?
  • quali sono i miei obiettivi in questo momento della stagione?

Queste ed altre domande, ci aiutano a raccontare chi siamo in un certo momento e a focalizzarci su noi stessi. Da questa consapevolezza è possibile decidere cosa ci serve per liberare la mente e collegarla al nostro corpo.

Stare bene è un primo importante passo per indirizzare la performance da agire verso la giusta direzione.

Nel viaggio che ci porta verso la nostra miglior performance conoscersi e sapere cosa portare con sé (strumenti, tecniche, esercizi, ecc…), cosa ci aiuta a stare bene, è una tappa fondamentale.

Lo Psicologo dello Sport, in questo contesto, aiuta e sostiene atleti, squadre ed allenatori in questo processo di presa di coscienza, aiutandoli a fare la valigia migliore per il difficile, tortuoso e meraviglioso viaggio dell’attività sportiva.

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