Lavoro

Una palestra per tutti!

“Guarda Alessandro, stanno facendo gli stessi esercizi che facciamo anche noi in palestra”.

Questa frase mi venne detta durante una visita guidata ad un allenamento di una delle nostre rappresentative Nazionali. Una squadra di professionisti (al momento i migliori considerato che si trattava di una Nazionale) svolse lo stesso esercizio visto pochi giorni prima all’interno di una cooperativa sociale.

All’interno di questa osservazione notai un pizzico di stupore. A pronunciarla fu un utente della cooperativa, una persona in situazione di disagio e difficoltà che, in quel frangente, si rese conto di essere in grado di svolgere esercizi che fanno anche i professionisti.

Quando parliamo di persone che hanno vissuto e vivono situazioni di difficoltà stiamo parlando di esseri umani con storie particolari alle loro spalle. Si tratta di persone alle quali vari avvenimenti, cause e motivazioni hanno tolto qualche cosa di importante per uno sviluppo lineare della loro esistenza. Si può trattare di deprivazioni fisiche (menomazioni, handicap fisici, ecc..), psichiche o psicologiche (disturbi della personalità, ansie, paure, ritardi mentali, ecc..), relazionali (lutti, situazioni familiari instabili e delicate, ecc..).

Le complessità di ogni singola situazione, unite alle peculiarità della persona (carattere, personalità, gusti, idee, ecc..), creano un quadro estremamente variegato, proprio come all’interno di una squadra in cui individui dalle più variegate esperienze vengono uniti e trascorrono del tempo insieme.

Cosa può fare lo sport in questi contesti?

La risposta a questa domanda la possiamo trovare nell’aneddoto raccontatovi in precedenza. Lo sport può, innanzitutto, rompere una sorta di distanza tra sé stesso e la disabilità. Grazie allo sport si può far capire che “anche io posso”, dando alla persona la possibilità vedere e valutare sé stessa da un nuovo punto di vista, più giocoso, ma non per questo meno potente di tante altre esperienze.

Un’attività sportiva adattata (nelle esigenze e negli obiettivi ma non nel suo svolgimento) alle persone che vivono situazioni di difficoltà risulta, quindi, essere uno strumento formativo in grado di lavorare su:

  • Percezione del proprio corpo.
  • Autostima ed autoefficacia.
  • Rapporto con sé stessi e con gli altri (fiducia in sé, fiducia negli altri, comunicazione interna ed esterna, ecc..).
  • Superamento dei proprio limiti.

Il tutto in un contesto giocoso, in grado di stimolare anche il divertimento dei partecipanti.

Ovviamente l’aspettativa non è che lo sport venga appreso con gli stessi tempi e con la stessa qualità da parte di tutti, ma fare in modo che ciascuno abbia i propri obiettivi e li possa sviluppare e raggiungere in un contesto di squadra, insieme e, perché no, grazie all’aiuto dei proprio compagni.

Prima di concentrarsi sulla qualità, quindi, lo sport per chi vive situazioni di disagio deve concentrarsi sul primo fondamentale passo che può spingere una persona al cambiamento: la presa di coscienza che questo cambiamento possa avvenire!

Cosa può servire per accompagnare gli individui in situazione di difficoltà che fanno sport?

  • Essere positivi.
  • Mostrare i miglioramenti indipendentemente dai risultati.
  • Incoraggiare sempre.
  • Proporre attività che siano una sfida (e quindi abbiano un sufficiente grado di difficoltà).
  • Proporre attività e giochi che abbiano similitudini con situazioni reali e che si possono trovare al di fuori della palestra.

Si tratta di aspetti metodologici e di comunicazione in grado di mostrare alle persone con difficoltà (e a dirla tutta non solo a loro!) che, lavorando senza fretta, posseggono gli strumenti per un miglioramento che, dalla palestra, si può estendere ad altri campi.

Lo sport allora si che può essere definito una palestra di vita aperta davvero a tutti quanti!
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