Lo sai quanto pieghi le gambe? L’importanza della condivisione.

Il weekend del 23-25 maggio ho potuto assistere al 20° Congresso dell’ AIPS (Associazione Italiana di Psicologia dello Sport) nell’occasione svoltosi, fortunatamente, nella “mia” Rovereto.

È sempre bello poter incontrare colleghi vicini e lontani, potersi aggiornare, confrontare e condividere esperienze, aiuta a migliorare come persone e come professionisti. Tra i tanti concetti e le tante riflessioni che “mi porto a casa” vorrei parlare dell’importanza di condividere e comprendere punti di vista differenti dal proprio.

Questo concetto, talvolta inflazionato e banalizzato, si può tradurre nell’importanza di costruire una visione comune, condivisa e consapevole di problemi, soluzioni e strategie. Scrivo costruire dal momento che una visione efficace è il frutto del contributo di più persone, di più diversità.

Tu sai fare cose che io non so fare. Io so fare cose che tu non sai fare. Insieme possiamo fare grandi cose. (Madre Teresa di Calcutta)

Nel mondo dello Sport, nel mondo del Lavoro ed anche in altri ambiti della vita è importante, prima di tutto questo, capire cosa percepiamo e cosa percepiscono gli altri senza dare per scontato che la loro percezione dei fatti sia simile alla nostra.

Quando giocai nel settore giovanile ebbi un allenatore che era solito dirmi di piegare le gambe prima effettuare un tiro, a me sembrava di essere piegato fino a quando il mio coach mi filmò durante una partita. Il risultato fu che, guardando il video, non mi riconobbi nonostante fossi in campo! Quando il mio allenatore, dopo un po’, mi chiese se notassi qualcosa di strano del mio tiro gli risposi: “Ah, ma sono in campo?”. Ovviamente il video mi mostrò che le mie gambe erano dritte mettendo a nudo una mia errata percezione della situazione.

Le differenze di percezione possono creare molte situazioni come quella che mi è capitata (quante volte si sentono allenatori e genitori dire ad atleti e/o figli “Ma ti rendi conto di quello che fai?”), non soltanto per quello che riguarda lo sport (pensiamo ai team di lavoro, alle riunioni, ai colloqui, ecc..). Il modo in cui percepiamo ed interpretiamo il mondo può essere un terreno scomodo su cui muoversi.

Due percezioni diverse possono essere motivo di incomprensioni, discussioni e possono portare a decisioni affrettate ed errate. Cosa sarebbe potuto succedere se il mio allenatore invece di filmarmi e condividere il video con me avesse, per esempio, concluso in maniera autonoma che io non avevo voglia di ascoltarlo e quindi conveniva lasciarmi perdere?

In ambito sia sportivo che lavorativo le persone e i team performano in condizioni particolari di pressione e, quindi, anche emotivamente significative. Ecco perché, a maggior ragione, la condivisione aperta di ciò che sentiamo e percepiamo gioca un ruolo fondamentale.

Ma come si fa a condividere?

Le domande sono strumenti molto importanti per portare a galla il vissuto degli altri, soprattutto se si tratta di domande aperte, ovvero che aprono la discussione.

Il mio allenatore mi chiese se notavo qualcosa di strano nel mio tiro, mi chiese un’opinione di quello che vedevo. Se mi avesse detto “Allora lo vedi che non pieghi le gambe?” la sua domanda sarebbe stata chiusa, ovvero volta alla ricerca di una conferma e, probabilmente, mi avrebbe fatto sentire un po’ colpevolizzato. Facendomi una domanda aperta invece io posso ricordare con estrema lucidità quanto mi sia sentito responsabilizzato!

Parlare, fare domande, esplorare alternative ed emozioni degli altri crea condivisione, pluralità, coinvolgimento, conoscenza unica funzionale ad una visione comune. In una parola si crea CONSAPEVOLEZZA, di noi, degli altri e dell’interazione che si sta svolgendo. Dal punto di vista emotivo parliamo invece di empatia, ovvero della capacità di metterci nei panni degli altri (colleghi e colleghe, superiori, sottoposti, compagni o compagne di squadra, allenatori ed allenatrici, atleti ed atlete, figli e figlie) e capire che se non piegano le gambe ma non lo sanno hanno bisogno di aiuto da parte nostra.

Aggiornarsi e continuare a lavorare su questi aspetti è fondamentale per la professione di Psicologo ma, come abbiamo visto, è trasversale a tanti ambiti della nostra vita quotidiana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *